Disastro 'quota 100', Cgil denuncia: 46mila statali in pensione e Tfs dopo 6 anni

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"Quota 100", ovvero la riforma del governo M5S-Lega per mandare in pensione gli italiani a 62 anni con 38 anni di contributi minimi, oltre che una manovra costosa per la casse dell'Inps e dello Stato che l'Unione europea ci ordina di ritirare, si rivelerà anche una beffa gli impiegati pubblici. A rivelarlo è la Cgil: "Il governo, ancora una volta, tradisce le lavoratrici e i lavoratori pubblici non mantenendo le promesse: circa 46mila di loro, che andranno in pensione nel 2019 con `quota 100`, rischieranno di percepire il trattamento di fine servizio (Tfs) addirittura sei anni dopo la cessazione del rapporto di lavoro". A denunciarlo la segretaria confederale della Cgil Tania Scacchetti che aggiunge: "è un`ingiustizia, serve un cambiamento. Anche per questo sabato prossimo saremo in piazza a Roma insieme alle categorie del pubblico impiego di Cisl e Uil".

In pratica, il governo non solo ha fatto questa parziale riforma della legge Fornero e il Reddito e pensione di cittadinanza con deficit (e quindi aumentando il già notevole debito pubblico) ma ora, ovviamente, ha difficoltà pure a pagare le liquidazioni a tutti coloro a cui permette di andare in pensione ancora giovani. Senza considerare che, mentre nel privato è facile sostituire il personale (cosa che non sta avvenendo come auspicato da chi pensava che grazie a 'quota 100' si sarebbero creati nuovi posti di lavoro), nel pubblico bisogna fare i concorsi per assumere il personale. E tutti i settori, a cominciare dalla sanità che già era sotto organico in quanto a medici e infermieri, subiranno un duro colpo a danno dell'efficienza e produttività dei servizi pubblici.

"Per regolare l`anticipo del Tfs per i dipendenti pubblici che andranno in pensione nel 2019 o che hanno già cessato il servizio prima dell`entrata in vigore del decreto 4/2019, è necessario - spiega la Scacchetti (nella foto a destra) - che venga subito emanato il decreto ministeriale e così attivata la normativa e la convenzione con l`Associazione bancaria italiana (Abi) per l`anticipo finanziario, altrimenti, nonostante le promesse del governo, per loro non cambierà assolutamente nulla. Una situazione ancor più ingannevole se pensiamo che per 'quota 100' i lavoratori hanno dovuto fare domanda di pensione e richiedere le dimissioni con largo preavviso, sei mesi, convinti che avrebbero percepito un anticipo del Tfs, fino a 45mila euro. Siamo comunque convinti che l`anticipo finanziario non risolva il problema dei tempi di liquidazione del Tfs e Tfr (la liquidazione dei privati, ndr). Per risolvere questa ingiustizia continueremo a rivendicare un intervento normativo: è assolutamente necessaria una riduzione dei tempi di pagamento che devono essere adeguati a quelli dei lavoratori del settore privato. Infine - conclude la Scacchetti - occorre rivedere il principio di invarianza retributiva, nonché superare ogni forma di ingiusta trattenuta".

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