Venezuela, chiude Fiat Iveco per crisi valutaria. 400 dipendenti a casa

La crisi economica e valutaria del Venezuela, che ha fatto chiudere molte imprese locali, non risparmia nemmeno la Fiat Iveco, costretta a chiudere temporaneamente la propria fabbrica a La Victoria, nello stato di Aragua, vicino Caracas. Succede proprio nel momento in cui il sottosegretario agli Esteri Mario Giro è corso a Caracas per trovare una soluzione, oltre che agli scontri politici fra governo e opposizioni (fra cui anche tanti politici italo-venezuelani di ambo le parti politiche), anche per tutelare gli interessi italiani nel Paese sudamericano, dove pure l'Alitalia vanta crediti notevoli dallo Stato guidato dal contestato presidente Nicolas Maduro. L'inflazione reale nel Paese sudamericano, infatti, è fuori controllo, giunta al 57%. Basti pensare che il dollaro - e, di conseguenza, anche l'euro - al mercato parallelo è arrivato a essere cambiato 10 volte più del cambio ufficiale, dopo che fino al 2010 oscillava "solo" fra due e quattro volte in più. La crisi valutaria continua a creare difficoltà all’industria nell’importazione di componenti e materie prime e costringe anche colossi come Iveco a sospendere la produzione, iniziata nel 1954, di camion e telai per autobus. In una nota l'Iveco, annuncia la volontà di riprendere le attività appena lo consentirà il mercato e rioccupare i 400 dipendenti. Nel 2013 sono state circa 1700 le unità prodotte complessivamente. L’azienda conferma comunque "il proprio interesse per il mercato venezuelano e continuerà a essere a fianco dei propri concessionari e dei clienti, garantendo, attraverso le 32 sedi a livello nazionale, assistenza nei servizi e nei ricambi per tutti i veicoli".

 

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