Garanzia giovani, Poletti: “Mai più persone a casa inutili a sé e agli altri”

 


Pensare ai giovani fino a 29 anni, coinvolgere le grandi imprese italiane e mettere alla prova delle loro capacità i centri per l’impiego, con l’obiettivo ultimo che non ci siano più “cittadini condannati a stare a casa, inutili a se stessi e agli altri”.

Sono queste, per il ministro del Lavoro Giuliano Poletti (foto), le sfide aperte dal piano "Garanzia giovani", ereditato dall'ex ministro Enrico Giovannini, e considerato una “grande opportunità” per invertire la rotta sull’occupazione giovanile in Italia, classificata in "emergenza sociale" dall’International labour organization (Ilo). “L’Italia non ha una storia brillante sulle politiche attive per il lavoro e le risorse che vengono destinate alle politiche passive sono cinque volte superiori – spiega il ministro, durante la conferenza stampa organizzata nel corso del convegno dell’Ilo sul programma "Youth guarantee" - Noi vogliamo passare a una nuova situazione e premiare quelle politiche attive, che vanno incontro alle esigenze dei giovani e ci aiutino a gestire le transizioni e i cambiamenti. Se non adottiamo questi strumenti siamo fuori dal tempo”. Per Poletti non basta la “perorazione e dire che vogliamo andare dall’altra parte. E’ come se fossimo sulla riva di un fiume e dicessimo a nostri concittadini di doverlo attraversare ma l’altra sponda non si vede – spiega con una metafora – Allora non possiamo dire: buttatevi e provate a nuotare. Se vogliamo produrre questo processo dobbiamo accendere le luci sulla sponda opposta e costruire un ponte, prima di barche e poi più stabile. Oggi 'Garanzia giovani' è il nostro ponte di barche: uno strumento vero, strutturato per connettere i giovani che escono dalla scuola, quelli che interrompono il loro percorso formativo e i cosiddetti 'neet' (chi non studia né lavora, ndr) che oggi sono fuori dai radar”. Poletti sottolinea, inoltre, di aver recepito le proposte della Commissione Lavoro della Camera, presieduta da Cesare Damiano, e di voler lavorare su una connessione pubblico-privato: “Per noi 'Garanzia giovani' è una grande opportunità, perché metterà i servizi italiani per il lavoro alla prova della loro capacità – afferma - Potremo inoltre verificare la collaborazione possibile tra i centri pubblici e le agenzie private, sapendo che è venuto il momento di smetterla con la discussione se è meglio il pubblico o il privato: siamo convinti che è nel pluralismo delle risposte che si ottiene il migliore dei risultati”.

Il programma, assicura il ministro, partirà a breve una volta sottoscritti gli accordi con le regioni. Si rivolgerà in primo luogo ai giovani fino a 25 anni ma l’obiettivo è ampliarlo per le persone fino a 29 anni. “In questi giorni stiamo lavorando, con uno sforzo particolarmente rilevante, per coinvolgere nel progetto i grandi gruppi imprenditoriali e le grandi aziende del Paese – aggiunge Poletti – Possiamo, infatti, realizzare il miglior programma possibile o il miglior portale possibile, ma poi non possiamo trovarci di fronte un ragazzo e non sapere cosa proporgli. E questo perché non abbiamo aperto i canali con il sistema imprenditoriale e non abbiamo costruito una buona batteria di opportunità”. L’intenzione di Poletti è anche quello di “cambiare musica” al Ministero del Lavoro che “negli anni è diventato il ministero della disoccupazione, in cui si va quando si ha bisogno della cassa integrazione – continua il ministro - Con Poletti la musica cambia, al ministero ci si va anche per le politiche attive sul lavoro, perché è il ministero dell’occupazione e che si preoccupa che ci siano forme congrue e opportunità per tutti i cittadini. Il nostro obiettivo va oltre il tema del lavoro – conclude l'ex presidente della Lega Coop e Alleanza delle cooperative – consideriamo, infatti, inammissibile che ci siano cittadini condannati a stare a casa, inutili a sé e inutili agli altri. Questa per noi è la peggiore delle condanne che nessun tribunale può infliggere a un cittadino sia esso un carcerato, un immigrato, un giovane disoccupato o un anziano alla fine della sua storia lavorativa. Tutti devono avere qualcosa da fare, che può anche non essere un lavoro ma un impegno in relazione con la società o la possibilità di migliorare se stessi e le proprie competenze o essere utili agli altri. Siamo convinti che questa è la base per un lavoro che produrrà ricchezza e sarà un buon investimento. La nostra idea è quella del protagonismo degli italiani, della loro partecipazione responsabile, del loro impegno”. Speriamo bene ma intanto il Governo deve rimediare al pasticcio legislativo di aver fatto assegnare alle Regioni i fondi europei del "Garanzia giovani" e il Veneto, regione a guida centro-destra con governatore leghista, ha già detto no. Anzi, col referendum consultivo, ha detto pure che vorrebbe staccarsi dall'Italia.

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