Servizio civile finanziato con "Garanzia giovani": il Veneto dice no


Lo scorso martedì, nella sua intervista al Tg2 della Rai, il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, rispondendo a una domanda sull’impegno del Governo verso i giovani, è tornato a dichiarare: “Oggi c’è in campo il progetto 'Garanzia giovani', attraverso cui i ragazzi possono fare esperienze nel servizio civile o in aziende. Vengono retribuiti, hanno un contributo per questa attività. Vale per i giovani dai 16 ai 25 anni, e presto fino a 29 anni, e noi pensiamo che questo sia un buon modo per entrare in relazione con l’attività economica e il lavoro”. Tuttavia, i fondi europei della "Garanzia giovani" (Youth guarantee), oltre 1,5 miliardi di euro per l’Italia, sono stati tutti assegnati alle Regioni e sta a loro deciderne la ripartizione in specifici programmi, a partire dalle Linee guida fornite dal Governo. Enrico Maria Borrelli, presidente del Forum nazionale del servizio civile, ha denunciato di recente: “Nel programma italiano sulla garanzia giovani non si parla di servizio civile nazionale, ma esclusivamente di servizio civile. L’aver omesso l’aggettivo ‘nazionale’ riferito al servizio civile nel testo che disciplina 'Garanzia giovani' lascia alle Regioni un’assoluta discrezionalità. Si profilano due di problemi: le Regioni dotate di un servizio civile regionale potranno decidere di finanziare quello regionale e non quello nazionale. Il secondo problema è, invece, la quantità di fondi che ogni singola Regione sceglierà di destinare al servizio civile, con il rischio che possano essere cifre irrisorie”. Un primo riscontro di quanto paventato da Borrelli è avvenuto ieri quando il Consiglio regionale del Veneto, in fase di approvazione della Legge finanziaria di esercizio regionale 2014, ha bocciato un emendamento presentato dal consigliere di opposizione Piero Ruzzante (Pd), che prevedeva di destinare sei milioni di euro della "Garanzia giovani" al “Fondo per il servizio civile regionale volontario” fino al 2016. Se il testo fosse stato approvato, dai 600mila euro stanziati lo scorso anno per il Servizio civile regionale (Legge regionale 18 del 2005), che nell’ultimo bando regionale hanno permesso l’avvio di 148 giovani, si sarebbe saliti a due milioni di euro solo per il 2014.

A dichiararsi però subito contraria a quest'ipotesi è stata Elena Donazzan (foto), assessore all'Istruzione, Formazione e Lavoro, ribadendo che andavano “tenute ben distinte le politiche sociali o assistenziali dagli interventi per il lavoro” e che a utilizzare il servizio civile nell’ambito della "Garanzia giovani" si correrebbe il rischio di creare un nuovo bacino di “lavoratori socialmente utili”. A votare ieri contro l’emendamento, oltre alla stessa Donazzan, anche i consiglieri della Lega Nord, del Ncd, di Fi, del Pdl-Forza Italia per il Veneto (gruppo della Donazzan), oltre allo stesso Remo Sernagiotto (Fi), assessore ai Servizi sociali con delega al Servizio civile, e al presidente del Consiglio Clodovaldo Ruffato (Ncd). Numerosi consiglieri della maggioranza sono usciti al momento del voto. Quello finale sulla Legge finanziaria è atteso per questa sera. Con una lettera-appello, inviata nei giorni scorsi, era stata la deputata padovana Giulia Narduolo (Pd) a sostenere l’emendamento pro servizio civile regionale, ricordando come “Il Veneto è una delle poche regioni in Italia che può contare su una legge regionale (la 18 del 2005) che istituisce il Servizio civile regionale. Un’opportunità che in questi anni ha contribuito a far avvicinare al mondo del volontariato e del terzo settore centinaia di ragazze e ragazzi, i quali hanno sperimentato numerosissime esperienze di cittadinanza attiva a favore di persone svantaggiate, bambini, anziani, istituzioni pubbliche e del privato-sociale. L’assessore Donazzan apra gli occhi: il servizio civile non è assistenzialismo o un’esperienza fine a se stessa – spiegava ancora la Narduolo - il servizio civile è cittadinanza attiva ed esperienza formativa, spendibile successivamente nel mondo del lavoro. Lo dimostrano i dati contenuti nella relazione che la Consulta regionale per il servizio civile ha inviato al Dipartimento Istruzione, Formazione e Lavoro, nello scorso mese di gennaio. È dimostrato infatti come la condizione socio-professionale dei volontari cambi in modo sensibile dopo avere svolto il Servizio civile regionale, con una percentuale di lavoratori che passa dal 12% al 45%. In più, il 46% dei volontari di Servizio civile regionale trova un impiego presso gli stessi enti dove hanno svolto il servizio. Assessore - ha conluso la deputata del Pd - non lasci sfuggire una preziosa opportunità per tante ragazze e tanti ragazzi veneti, inserisca il Servizio civile regionale tra le azioni che saranno finanziate dalla 'Garanzia giovani' in Veneto, genererà effetti positivi a cascata per tutto il nostro territorio”.

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