Brasile, bloccata "lista sporca" aziende schiaviste. In Italia invece...

Il Brasile, l'ultimo paese del continente americano ad abolire la schiavitù nel 1888, è reticente a pubblicare la lista nera delle imprese colpevoli dello schiavismo moderno. Dal 2003 la cosiddetta "lista sporca" è stata aggiornata e pubblicata ogni sei mesi, ma da circa due anni è sparita dalla circolazione e il presidente conservatore Michel Temer non sembra intenzionato a porre rimedio. Nel dicembre del 2014 un'associazione di imprenditori di Abraic ha chiesto alla Corte suprema di sospendere la pubblicazione della lista, perché gli imprenditori menzionati non avevano i mezzi per difendersi. Il governo dell'ex presidente destituita Dilma Rousseff (nella foto sotto mentre, appema eletta, riceve la fascia presidenziale dietro un Temer alleato di governo che gigna ma l'immagine potrebbe essere letta anche al contrario dopo l'impeachmentaveva chiesto una serie di modifiche alla Corte per poter tornare a pubblicare il report, ma nel frattempo è arrivata la destituzione del capo di stato di sinistra "tradita" proprio dal suo successore e suo vicepresidente Temer. Quest'ultimo, che conta sulla lobby dei proprietari terrieri, da allora ha preferito, invece di dare il via libera alla pubblicazione, rilanciare la macchina giudiziaria e la settimana scorsa un ricorso dell'avvocato generale dell'unione, che rappresenta gli interessi del governo, ha sospeso la decisione di un tribunale che obbliga alla pubblicazione del rapporto. Il Ministero del Lavoro, dal canto suo, ha fatto appello, perché la lista "è il metodo più efficace per combattere la piaga della schiavitù moderna".

La maggior parte delle vittime del sistema schiavistico sono giovani tra i 15 e i 30 anni, analfabeti, che provengono dai quartieri più poveri e vanno a lavorare nelle piantagioni di soia, di zucchero o nelle miniere. Le aziende che rientrano nella lista nera possono essere multate o essere escluse dal credito delle banche pubbliche di investimento.

Lo schiavismo moderno esiste anche nei paesi sviluppati come l'Italia: al Sud si sfruttano i clandestini africani e asiatici la raccolta delle arance, pomodori e non solo. Gli effetti della nuova legge contro il caporalato tardano ad evidenziarsi: è di due giorni fa la notizia che rappresentanti del governo rumeno sono in Italia per verificare una denuncia di giornali stranieri su 7500 donne contadine connazionali che lavorano sfruttate in Calabria e Sicilia.

Nelle foto d'apertura (foto National Geograpchic) una contadina schiavizzata "ammazza la fame" bevendo cachaca, distillato della canna da zucchero. 

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