Produrre carburanti dai rifiuti, in Europa vale 300mila posti di lavoro

Si potrebbero creare fino a 300mila posti di lavoro in Europa entro il 2030 investendo di più in biocarburanti provenienti da scarti dell’agricoltura e rifiuti industriali e urbani, se l’Ue adottasse obiettivi più stringenti in materia di sostenibilità dei trasporti e di emissioni di anidride carbonica.

A indicarlo è uno studio pubblicato oggi da una coalizione di ong ambientaliste e di istituti di ricerca, in cui si sottolinea come in Italia – e precisamente a Crescentino, in provincia di Vercelli – ci sia il primo e più efficiente impianto al mondo per la produzione di biocarburanti da rifiuti, della Beta Renewables (nella foto). Il rapporto rileva che la costruzione degli impianti, la raccolta di residui agricoli e forestali e il processo di raffinazione dei biocarburanti, oltre a dare un lavoro a centinaia di migliaia di persone in tutta Europa, genererebbe un indotto che farebbe crescere ulteriormente l’occupazione. Inoltre, entro il 2030, i biocarburanti sostenibili prodotti in questo modo potrebbero sostituire 37 milioni di tonnellate di petrolio all’anno, ovvero il 16% della domanda di combustibili da usare per i trasporti su strada. Piero Cavigliasso, responsabile relazioni istituzionali della Biochemtex, proprietaria dell’impianto di Crescentino, spiega: “La nostra esperienza dimostra che la tecnologia per la produzione di biocarburanti davvero sostenibili esiste e che ha un grande potenziale. Dopo anni di ricerca, il nostro impianto è pienamente operativo e la nostra esperienza potrà servire per aprire bioraffinerie simili negli Stati Uniti, America Latina, Asia e Africa. Ora sta alla politica creare il quadro adatto perché il nostro non resti solo un investimento di nicchia, e in particolare è compito dell’Ue quello di agire seriamente per l’abbattimento delle emissioni di Co2 provenienti soprattutto dai trasporti”. L’impianto di Crescentino è frutto di un investimento di 150 milioni di euro, impiega cento lavoratori e produce 60mila tonnellate di bioetanolo all’anno. Sulla necessità di obiettivi più ambiziosi per la riduzione delle emissioni di Co2 a livello europeo e di una politica per valutare la vera sostenibilità dei biocarburanti si esprime anche Pietro Caloprisco, policy officer di Transport & Environment, una delle ong che hanno collaborato allo studio: “Questo rapporto dimostra che, con le adeguate garanzie a livello ambientale, i biocarburanti prodotti dai rifiuti possono contribuire a diminuire la nostra dipendenza dal petrolio e a creare occupazione. Affinché queste previsioni diventino realtà, serve una volontà politica chiara per distinguere i biocarburanti sostenibili da quelli che invece aumentano le emissioni”. L’Ue ha adottato a gennaio il pacchetto energia 2030, in cui è prevista una riduzione dell’anidride carbonica immessa nell’atmosfera del 40% nei prossimi 15 anni, ma le organizzazioni ambientaliste avrebbero voluto un taglio di almeno il 55%. Inoltre, Transport & Environment sottolinea come sia necessario, nella legge europea che stabilirà gli obiettivi per la sostenibilità dei biocarburanti entro il 2020, che si tenga conto anche di quello che viene chiamato uso indiretto del suolo: in pratica, quei combustibili prodotti utilizzando terre in precedenza dedicate alla produzione di cibo, non dovrebbero avere il marchio di sostenibilità perché non contribuiscono alla riduzione delle emissioni, dato che il cibo verrebbe poi coltivato altrove, ricavando i terreni extra dalla deforestazione e dal danneggiamento di fragili ecosistemi.

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