Causa proteste, sospesa ritenuta fiscale su tutti i bonifici dall'estero

In attesa di chiarimenti normativi del futuro governo, il Ministero dell’Economia ha sospeso le ritenute fiscali del 20% sui bonifici dall’estero verso l’Italia che non siano esplicitamente redditi derivanti da attività finanziarie, economiche o, per esempio, un affitto di locazione, come già era stato precisato a dicembre dall’Agenzia delle Entrate.

Aveva generato, infatti, proteste in Italia e nel mondo la notizia che le banche, non sapendo di che natura siano i trasferimenti di denari verso l’Italia, avevano cominciato ad applicare dal 1° febbraio il prelievo fiscale a tutto ciò che proveniva dall’estero, salvo poi dimostrare, a carico del destinatario, la natura del bonifico che, in caso di donazione o restituzione prestito, non deve essere tassato e, quindi, da rimborsarne la relativa ritenuta. La sospensione è stata ottenuta dalle associazioni di consumatori e dalle interrogazioni dei deputati e senatori eletti all’estero, a cominciare da quelli governativi del Pd. I deputati democratici hanno parlato di “complicazione della vita fiscale dei cittadini a riprova che agli occhi degli stranieri che l’Italia è un Paese pesante dal punto di vista dei rapporti economici, con tutto quello che ne deriva in termini di scoraggiamento di eventuali intenzioni di iniziative e investimenti”. Ovviamente, proseguono “è giusto che il trattamento fiscale dei cittadini italiani sia uniforme per quanto riguarda i guadagni derivanti da operazioni finanziarie, sia che queste operazioni avvengano in Italia che all’estero. Tra l’altro - prosegue la nota congiunta - la legge, adottata per rendere coerente la nostra normativa con gli indirizzi in materia adottati dagli organismi comunitari, prescrive che una serie di introiti debbano essere menzionati nella dichiarazione dei redditi e che se le operazioni passano per gli intermediari, questi siano tenuti a fare la ritenuta prescritta e a darne notizia al fisco. Ciò che a nostro avviso rappresentava un’eccessiva estensione dei poteri di controllo e d’imposizione fiscale era nel fatto che le banche erano sollecitate a fare la ritenuta del 20% su tutti i bonifici provenienti dall’estero, a prescindere da una preventiva distinzione tra quelle dovute e quelle non dovute… E’ vero che con una semplice autocertificazione preventiva alle banche era possibile scongiurare il rischio di prelievi indebiti o che, nel caso in cui questo si concretizzi, è possibile richiedere quanto erroneamente trattenuto. Ma conoscendo i tempi dei rimborsi praticati in Italia non c’è da stare troppo tranquilli”. L’onorevole pd Marco Fedi (foto), eletto nella Circoscrizione Oceania, Asia, Africa, ci ha detto che, appunto, le banche, non potendo sapere la natura del bonifico applicavano la ritenuta a prescindere: “Per esempio, in Australia, dove risiedo, nei moduli per i bonifici non c’è proprio lo spazio per scrivere la causale” e il Paese non è certo fra quelli del Terzo mondo dove l’evasione fiscale è molto ampia. Infatti, se dall’estero scrivessero sempre e obbligatoriamente la causale, le banche non avrebbero avuto il problema interpretativo della natura del bonifico. Ma l’Italia non può imporre agli altri stati ciò che non è obbligatorio nemmeno nel suo, anche se è sempre opportuno scrivere la causale per evitare problemi col fisco che ora può andare tranquillamente a vedere cosa entra ed esce nei nostri conti correnti. La circolare dell’Agenzia delle Entrate dello scorso dicembre era chiara: “… ritenuta alla fonte a titolo d’acconto con l’aliquota del 20% sui seguenti redditi di capitale e redditi diversi, derivanti da investimenti all’estero e da attività estere di natura finanziaria, che concorrono a formare il reddito complessivo del contribuente”, come “interessi e altri proventi, importi delle rendite perpetue, compensi erogati da soggetti non residenti per prestazioni di fideiussione o di altra garanzia, tutti gli interessi e altri proventi derivanti da altri rapporti aventi per oggetto l’impiego del capitale, plusvalenze derivanti dalla cessione di immobili situati all’estero” e per “cessione a titolo oneroso di terreni” e “dalla locazione di immobili situati all’estero” e pure l’usufrutto dalla sublocazione di beni immobili situati all’estero, dall’affitto, locazione, noleggio o concessione in uso di veicoli, macchine etc.”. Però, appunto, prescriveva pure che “il prelievo va in ogni caso effettuato, indipendentemente da un incarico alla riscossione, a meno che il contribuente non attesti, mediante un’autocertificazione resa in forma libera, che i flussi non costituiscono redditi di capitale o redditi diversi” e che “l’autocertificazione può essere resa in via preventiva e riguardare la generalità dei flussi” ma anche che “il contribuente deve fornire ogni utile informazione per individuare l’eventuale natura reddituale del flusso nonché la fattispecie e la relativa base imponibile. In mancanza di tali informazioni, le ritenute o le imposte sostitutive vanno applicate sull’intero importo del flusso ricevuto in pagamento”. Quindi, cari italiani all’estero e familiari percettori di rimesse in Italia siete avvisati: per ora la norma è sospesa ma certamente il nuovo governo, considerando i miliardi di euro di flussi provenienti dall’estero anche al di fuori di ciò che giunge chiaramente come rendite, vi consiglierà o imporrà d'indicare la causale. Pertanto, ricordatevelo, soprattutto se sono entrate tracciabili superiori del 20% rispetto ai redditi dichiarati che transitano sui conti. Sennò sarete perseguiti alla stregua delle escort o di chi va in giro con auto e barche di lusso e risulta disoccupato o nullatenente.

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