'L'ozio coatto' a Palazzo Tilli, Allegrino: 'Leggerlo qui ci ha restituito loro voci'

Rivivere le storie degli internati negli stessi luoghi in cui persero la libertà e restituirle alla memoria, alle loro famiglie e ai casolani.

E’ l’intento che ha ispirato Giuseppe Lorentini, che nel libro “L’ozio coatto” (edizioni Ombre Corte, Verona) ricostruisce la storia sociale del campo di concentramento fascista di Casoli (1940-1944).

Il volume è stato presentato in prima assoluta nazionale domenica scorsa a Palazzo Tilli di Casoli (Chieti), la cui dependance e le cantine, insieme all’ex Municipio di via Borrelli, furono sede, dal 1940 al 1944, dei campi in cui vennero internati soprattutto ebrei ed ex-jugoslavi (nella foto in fondo a sinistra, seduti a Casoli).

 

 

“Il libro di Lorentini consente di recuperare una parte dolorosa della storia dell’Abruzzo e del nostro Paese - ha commentato Antonella Allegrino, proprietaria di Palazzo Tilli e nostro editore - Il volume è stato realizzato grazie al meticoloso lavoro di ricerca che l’autore ha svolto negli archivi del Comune di Casoli.

"Sfogliarlo nei luoghi in cui gli internati persero la libertà per difendere la democrazia, ci ha restituito le loro voci, le loro storie, il loro vissuto con il monito di preservarli e consegnarli alle giovani generazioni. Lo ha detto anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e lo abbiamo scritto nella targa affissa all’esterno delle cantine di Palazzo Tilli (nel video sotto, ndr) per ricordare la sua visita del 25 aprile dello scorso anno: 'La Memoria, custodita e tramandata, è un antidoto indispensabile contro i fantasmi del passato”. 

 

 

Lorentini ha raccontato come è arrivato al libro: “Mi sono trasferito in Germania nel 2009, ma ho saputo dell’esistenza del campo di Casoli solo leggendo una rivista tedesca - ha spiegato l'autore, che vive a Bielefeld dove svolge la professione di lettore di Italiano nell'università locale - Ho contattato il sindaco di allora e ho chiesto di vedere i documenti. Questo lavoro di ricerca è durato cinque anni e tutto ciò che ho reperito è consultabile sul sito Campocasoli.org.

"Il progetto sta diventando internazionale a dimostrazione che una piccola storia, se condivisa, può diventare importante. Un signore di Treviso, Nicola Biheller, ha riconosciuto suo nonno in una delle foto pubblicate sul web. E’ venuto a Casoli per farsi un selfie in Piazza delle Memoria, dove ci sono le foto degli internati, e ci ha ringraziati per avergli restituito un pezzo di storia familiare che aveva perduto: questa è la più grande gratificazione”.

 

L’importanza delle fonti a cui Lorentini ha attinto nel meticoloso lavoro di ricerca è stata sottolineata da Vincenza Iossa, (prima a destra nella foto a fianco), bibliotecaria alla "Luigi De Gregori" del Miur, ospite della presentazione: “Il Fascismo ha governato con atti amministrativi che sono quelli trovati da Lorentini: li ha saputi interrogare con cura per restituirci la storia delle persone. Ha fatto un’altra cosa importante: ha digitalizzato il materiale e lo ha messo a disposizione di tutti. Sono documenti degli anni Trenta che rischiavano di andare distrutti perché scritti su carta più povera”. 

Lo storico Manuele Gianfrancesco, tra i relatori (secondo da destra nella foto a fianco) ha aggiunto: “Il libro racconta uno spaccato di vita che il Fascismo mise in atto. Pensiamo al Campo di Treblinka, una storia terribile, non assolutamente comparabile con quella di Casoli, ma è intervenuto un tentativo di rimozione della storia e della memoria che in questo caso, grazie ai documenti ritrovati, non potrà avvenire”.

Stefan Laffin dell'Università di Bielefeld (terzo da sinistra nella foto a fianco, dopo la Allegrino e Lorentini, al tavolo dei relatori) ha detto che “il grande merito del lavoro di Lorentini non resta limitato solo al locale. La digitalizzazione è stata una vera, seconda opera. Tante volte gli storici sono chiusi in una torre d’avorio; l’autore, col sito Campocasoli.org, ci permette di partecipare alla ricerca e verificarla”.

Anche la giornalista Maria Rosaria La Morgia (al centro del tavolo), moderatrice dell'incontro e presidente dell’associazione culturale “Il Sentiero della Libertà”, ha espresso apprezzamento per il lavoro svolto da Lorentini: “Dalle carte che ha esaminato viene fuori la quotidianità del regime fascista. La sua è un ricerca storica, antropologica e sociale”. Parole di elogio sono state rivolte all’autore anche da Massimo Tiberini, sindaco di Casoli: “Il lavoro che sta facendo da anni è di riportare alla luce ciò che hanno subito coloro che erano contrari al regime fascista. Sono documenti originali che non vengono tenuti celati negli archivi, ma condivisi con tutti. Lorentini è  stato lungimirante nel mettere questo centro di documentazione online". 

 

 

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