Indagine Censis, italiani costretti a pagare visite sanitarie private


Pagare di tasca propria i servizi sanitari che il pubblico non garantisce più, soprattutto se si vuole ridurre di molto l'attesa per una visita. E' quello che emerge dai risultati della ricerca di Rbm Salute-Censis "Costruire la sanità integrativa", promossa in collaborazione con Previmedical. La spesa sanitaria privata degli italiani oggi è pari a 26,9 miliardi di euro nel 2013, aumentata del 3%, in termini reali, rispetto al 2007. La logica per cui il cittadino paga di tasca propria quello che il sistema pubblico non è più in grado di garantire è arrivata all'estremo. Gli italiani sono costretti a scegliere le prestazioni sanitarie da fare subito a pagamento e quelle da rinviare oppure non fare. Così, crolla il ricorso al dentista a pagamento ma nello stesso periodo aumentano gli italiani che pagano per intero gli esami del sangue e gli accertamenti diagnostici. Ormai il 41,3% dei cittadini paga di tasca propria per intero le visite specialistiche. Cresce anche la spesa per i ticket, sfiorando i tre miliardi di euro nel 2013. Per effettuare una prima visita oculistica in una struttura pubblica il ticket costa 30 euro e c'è da aspettare mediamente 74 giorni, mentre nel privato, pagando in media 98 euro, si aspettano solo sette giorni, situazione simile per visite cardiologiche, ortopediche, ginecologiche. L'ammontare del ticket varia fortemente nelle diverse aree geografiche del Paese: per le visite specialistiche, oscilla tra un valore medio minimo di 20 euro al nord e uno massimo di 45 euro al sud. Anche i tempi d'attesa sono molto variabili. Il 38,5% degli italiani ritiene che la sanità della propria regione sia peggiorata negli ultimi due anni, mentre per il 56% è rimasta uguale e solo il 5,5% la ritiene migliorata. Nella visione dei cittadini esiste un nesso diretto tra la ristrutturazione della sanità imposta dai vincoli economici e l'abbattimento della qualità dei servizi. È anche per questo che la "Schengen della sanità" (decreto sulle cure transfrontaliere), concernente "l'applicazione dei diritti dei pazienti relativi all'assistenza sanitaria" all'interno dell'Unione europea, potrebbe attirare sempre di più: sono complessivamente 1,2 milioni gli italiani che si sono curati all'estero per un grave problema di salute.

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