Venezuela, il socialista cileno Insulza: "Senza concessioni niente dialogo"

Il socialista cileno Josè Miguel Insulza, segretario dell'Organizzazion degli stati americani (Osa), ha detto che non sarà possibile il dialogo politico in Venezuela se le parti in conflitto restano arroccate nelle loro posizioni. Il dialogo, ha detto Insulza, “esige fare concessioni”. Il segretario della Osa (foto) ha affrontato l’argomento Venezuela durante un Forum organizzato da alcune ong prima della 44ma Assemblea dell’Osa. Insulza ha ammesso che la polarizzazione politica, la radicalizzazione delle passioni, non permettono un dialogo sincero e fruttifero tra le parti in conflitto e ha manifestato preoccupazione per quel che sta accadendo in Venezuela. Il dialogo tra Governo e opposizione è, in realtà, già fallito da giorni. Le proteste degli studenti proseguono nonostante le repressioni a suon di bombe lacrimogene e la consueta violenza delle forze dell’ordine. Insulza, 71 anni proprio ieri, è un politico di lungo corso in Cile: iniziò la sua militanza nell'ala sinistra della Democrazia cristiana, quella dissidente che poi si alleò con l'ex presidente Salvador Allende, ucciso durante il golpe del 1973 di Augusto Pinochet. Durante la dittatura militare Insulza è stato esule in Italia prima e poi in Messico e Stati Uniti, dove si specializzo in Economia, dopo la laurea il Legge cilena. Con il ritorno alla democrazia l'attuale segretario dell'Osa (dal 2005) ha ricoperto vari incarichi ministeriali nei governi della coalizione di centrosinistra ed è stato portavoce dell'ex presidente Eduardo Frei. Insulza ha, in teoria, ragione ma di "fare concessioni" non hanno alcuna intenzione ambo le parti in Venezuela. Il Paese è letteralmente spaccato in due non da oggi e la presidenza di Nicolas Maduro, successore del defunto Hugo Chavez nel Partito socialista unitario del Venezuela (Psuv) e nel governo (al potere dal 1999) ha aumentato la crisi economica, politica e sociale del Paese. Crisi sfociata nelle proteste in corso dallo scorso febbraio, con un bilancio non aggiornato di 39 morti, 560 feriti e duemila arrestati. Il Paese prima o poi arriverà al default e Maduro, per il bene del Paese, allo stremo, farebbe bene a dimettersi e a indire nuove elezioni presidenziali. Elezioni che, però, non vuole perché sa bene di perderle. Anzi, l'opposizione sostiene che le aveva perse già l'anno scorso contro Henrique Capriles, leader del Mud, la coalizione dei tanti partiti di opposizione che sono riusciti a mettersi insieme dopo tanti anni di strapotere e consenso verso Chavez, soprattutto da parte della popolazione povera. Capriles, mentre riconobbe la sconfitta contro Chavez del 2012, per pochi voti, non ha mai riconosciuta quella contro Maduro, al fotofinish, parlando di brogli madornali.

 

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