Cartoon denuncia sviluppo sostenibile che distrugge gli indigeni

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“Ci addentravamo nella foresta con un solo obiettivo in mente: portare lo sviluppo sostenibile. Ci siamo, però, trovati davanti a una sfida inaspettata, perché i nostri amici sembravano già sostenibili, seppur in un modo tutto loro”. Comincia così “Arrivano i nostri!” un cartone animato, ironico e provocatorio, nato per denunciare la distruzione dei popoli indigeni del mondo, spesso operata nel nome dello “sviluppo sostenibile”. Obiettivo del corto, di due minuti, è dimostrare come alcune tecniche di sviluppo possano nella realtà privare i popoli indigeni autosufficienti delle loro terre, delle loro risorse e della loro dignità, trasformandoli in mendicanti. Il video, basato sul fumetto omonimo di Oren Ginzburg, è promosso da Survival International e vede nelle vesti di narratore Elio (nella foto), leader del gruppo "Elio e le storie tese". La storia narrata è quella dell’arrivo di alcuni esperti in un’immaginaria comunità della foresta, che rapidamente si ritroverà senza più nulla, ai margini di una baraccopoli. Quello che si intende dimostrare, invece, è che i popoli indigeni sanno decidere da soli cos'è meglio per loro stessi e che l’imposizione di certe forme di sviluppo può finire solo col distruggerli. Il cartone animato si ispira, infatti, a storie reali accadute in India, in Etiopia, in Canada e in altre parti del mondo. Il governo etiope, per esempio, sta sfrattando e reinsediando a forza oltre 200mila indigeni della bassa valle dell’Omo, con l’obiettivo dichiarato di dare loro una “vita moderna”. Mentre “i diritti delle tribù alla consultazione al libero, prioritario e informato consenso, sanciti dalla Dichiarazione Onu sui popoli indigeni, dalla legge internazionale e anche dalla stessa Costituzione etiope - denuncia Survival - sono brutalmente ignorati. Survival sta, quindi, sollecitando i suoi sostenitori a scrivere alla Farnesina per scongiurare qualsiasi forma di complicità nella catastrofe umanitaria che incombe nella Valle dell’Omo e per chiedere che l’erogazione degli aiuti italiani sia subordinata al rispetto dei diritti dei popoli indigeni e all'interruzione degli sfratti da parte delle autorità etiopi”. Stephen Corry, direttore generale di Survival, ha affermato che “portare lo ‘sviluppo’ ai popoli tribali contro la loro volontà è un’abitudine antica. Risale all'epoca coloniale e giunge fino ai giorni nostri, camuffata negli eufemismi del 'politically correct'. Il suo obiettivo è però sempre lo stesso: permettere a qualcuno di appropriarsi delle terre e delle risorse altrui".

"I popoli indigeni sono perfettamente in grado di valutare e decidere da soli quale direzione dare al proprio sviluppo - aggiunge Francesca Casella, direttrice di Survival Italia - Interferire nelle loro vite ‘per il loro bene’, senza il loro consenso, è una presunzione razzista e devastante. La storia dimostra ampiamente che chi viene sfrattato e costretto a cambiare stile di vita contro la propria volontà finisce inesorabilmente per soffrire un peggioramento sotto ogni punto di vista: fisico, economico e psicologico. Governi e società non possono accampare alibi”.

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