Slogan elettorali ironici, così la Ababio risponde a discriminazioni

  • Print

Ha 24 anni, Palermo è il suo luogo di nascita, ha la pelle nera, il sangue ghanese e da qualche anno ha anche l’accento del nord. Stiamo parlando di Barbara Ababio, aspirante sindaco di Porcia (Pordenone), città caratterizzata da una forte presenza leghista. La candidatura della Ababio ha scatenato reazioni vergognose: la giovane aspirante sindaco riceve ormai quotidianamente insulti razzisti di ogni tipo. Grande coraggio, dunque, da parte della candidata sindaco per Sinistra ecologia e libertà in un clima così ostile. A suo sostegno, c'è una lista di candidati multietnica: Ghana, Algeria, Niger, Burkina Faso, Turchia, Svizzera, Bangladesh, Togo e Repubblica dominicana, sono solo alcuni dei Paesi rappresentati. Da diversi anni, Barbara svolge attività d’interpretariato e mediazione culturale in aiuto dei cittadini stranieri. Già nel luglio del 2013, quando venne proposta la sua candidatura, iniziarono a piovere polemiche, attacchi personali, minacce e offese comparse sul suo profilo Facebook. “Quello che più mi colpisce è la diffidenza che sento nei miei confronti. Addirittura c’è chi è arrivato a definire la mia candidatura come una provocazione. Perché non si pensa la stessa cosa di altri candidati che sono bianchi, maschi e italiani?" ha dichiarato la Ababio. Discriminazioni non nuove per lei che, nello scorso novembre, alla ricerca di un appartamento in affitto, ha ottenuto un rifiuto perché persona di colore. Così, agli attacchi razzisti ha deciso di replicare “usando questo bellissimo colore che porto addosso, il nero, come un punto di forza”, scegliendo una campagna elettorale ironica e provocatoria, che ribalta i pregiudizi che i suoi concittadini spesso nutrono nei confronti delle persone di colore. Slogan intelligenti e simpatici quali “Il nero snellisce i costi della politica per i cittadini”, “Nero su bianco” per promettere maggiore trasparenza, “Lista nera” per condannare le discriminazioni, o “Fuori i neri”, dove per nero s'intende il lavoro sommerso, il precariato e le delocalizzazioni. “Quando ero piccola, mi chiamavano la negretta. Qualcuno lo faceva in modo offensivo, per altri era solo un nomignolo. Ma in fondo ero una bambina. Ora che sono cresciuta e soprattutto adesso che ho deciso di candidarmi, ho scoperto che in questa terra il razzismo è sottile: non puoi oltrepassare una certa linea. Commessa sì, sindaco no. E allora si ripete il refrain: visto che sei nera, non puoi avere una casa in affitto, visto che sei nera, non sei italiana, visto che sei nera non puoi rappresentarci, visto che sei nera non hai diritto. Forse il fatto che io sia donna è la caratteristica che pesa meno” ha dichiarato la Ababio.

e-max.it: your social media marketing partner