Stati Uniti restringe suo turismo verso Cuba e Cina fa lo stesso verso Usa

Sono lontani i tempi felici in cui gli statunitensi, dopo 55 anni di duro embargo degli Stati Uniti verso Cuba, grazia all'ex presidente democratico Barack Obama, hanno potuto iniziare ad andare in vacanza nella più ambita isola dei Caraibi. Inzialmente il nuovo inquilino della Casa Bianca, il repubblicano Donand Trump, aveva annunciato solo restrizioni delle libertà per i suoi concittadini nel poter andare in vacanza a Cuba. Ma poi, l'errore, anche da parte del neo presidente cubano Miguel Diaz-Canel, di confermare la solidarietà al regime chavista venezuelano di Nicolas Maduro (i due insieme nella foto quia destra), ha prodotto negli Usa la decisioone di restringere ulteriormente le libertà nel traffico turistico da e per Cuba. Una solidarietà strillata che poteva essere sottaciuta, anche perché Caracas di petrolio a L'Avana a "cambio merce" (oro nero in cambio di personale sanitario, educativo e poi anche militare e di intelligence), ne invia sempre meno, a parte quello che cerca di proteggere dalle sanzioni Usa su Pdvsa con petrolifere inviata everso Cuba ma intercettate dagli Usa. La produzione di petrolio, la più grande risorsa economica del Venezuela, è sceso drasticamente negli anni del chavismo (diciamo meno della metà di un tempo, come anche il prezzo del barile) e non basta più per tutti (leggasi mercato interno e soprattutto impegnato per i prestiti ricevuto da Cina e Russia). 

Trump ha dunque deciso, oltre ai limiti del turismo anche il divieto di esportare imbarcazioni e aerei nel Paese caraibico comunista, per punire il sostegno che L'Avana garantisce al chavismo. Un errore reiterato nonostante la "Rivoluzione socialista del 21mo secolo" sia fallita clamorosamente e i due regimi non hanno niente a che vedere l'uno con l'altro dal punto di vista sia ideologico sia soprattutto morale.
Il dipartimento del Tesoro Usa ha annunciato il divieto di esportare sull'isola caraibica imbarcazioni ricreative e aerei a uso privato e aziendale. Per quanto riguarda i viaggi, Washington ha deciso che non permetterà più quelli culturali, conosciuti come i "people to people", usati da migliaia di statunitensi anche prima delle aperture di Obama. Si trattava di una delle 12 tipologie di viaggio permesse per andare a Cuba (tra le altre, visite familiari, attività religiose e giornalistiche, progetti umanitari e viaggi governativi). In una nota, il segretario al Tesoro, Steven Mnuchin, ha scritto che "Cuba continua a giocare un ruolo destabilizzante nell'emisfero occidentale, fornendo una base comunista nella regione e sostenendo gli avversari degli Usa in posti come il Venezuela e il Nicaragua, alimentando l'instabilità, minando lo stato di diritto e sopprimendo i processi democratici. Questa amministrazione ha preso la decisione strategica di ribaltare l'allentamento delle sanzioni e di altre restrizioni sul regime cubano. Queste azioni aiuteranno a tenere i dollari statunitensi lontani dalle mani dell'esercito, dell'intelligence e dei servizi di sicurezza cubani". Sanzioni che si sentono già da tempo anche a Cuba, dove si è tornati quasi al "periodo especial" di 20 anni fa.

E se Washington costringe i suoi connazionali a non andare in vacanza a Cuba, la Cina (altro alleato del Venezuela, ma arrabbiata con Trump - nella foto a sinistra con l'omologo cinese Xi Jinping - soprattutto per il caso Huawei) ha chiesto ai suoi cittadini di "valutare pienamente i rischi" di viaggiare negli Usa, a causa delle "recenti sparatorie nel Paese" (come se fossero una novità). Il Ministero della Cultura e del Turismo cinese, secondo quanto riferiscono i media di stato ha emesso questo "travel warning" anche in relazione a casi di criminalità comune.

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