Venezuela, Guaidó lancia appello: scioperi per paralizzare Paese

Il presidente ad hinterim del Venezuela Juan Guaidó ha invocato al popolo un'escalation di scioperi per costringere il presidente "usurpatore" Nicolas Maduro a rinunciare al potere. Il leader dell'opposizione al regime chavista - ormai con un consenso popolare ridotto al lumicino per la carestia nella quale ha fatto precipitare la nazione sudamericana più ricca di petrolio - ha invitato i dipendenti pubblici ad agire e a partecipare oggi a uno sciopero generale, mentre Stati Uniti e Russia si scambiano accuse sulle reciproche responsabilità nella situazione e Maduro annuncia il "fallimento" del golpe ai suoi danni. Effettivamente la discesa in piazza dell'"Operazione libertà" non ha goduto di grande platea ma intanto Guaidò ha conquistato la fiducia di una fetta dell'esercito (nella foto d'apertura è a sinistra col compagno Leopoldo Lopez, appena libero dai domiciliari, e un militare), da cui dipende il rovesciamento o meno del regime. Ieri, Il segretario di Stato americano, l'italo-americano Mike Pompeo, a detto al ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov che Mosca "destabilizza" il Venezuela e ha chiesto ancora una volta alla Russia di smettere di sostenere Maduro. In un colloquio telefonico col collega russo, Pompeo ha sottolineato che "l'intervento di Russia e Cuba è stato destabilizzante per il Venezuela e per le relazioni bilaterali Usa-Russia", ha riferito il portavoce del dipartimento di Stato Morgan Ortagus. Il diplomatico statunitense ha anche "esortato la Russia a porre fine al suo sostegno a Maduro e ad unirsi ai ranghi delle nazioni, inclusa la stragrande maggioranza dei paesi occidentali, che desiderano un futuro migliore per il popolo venezuelano".

Lavrov (nella foto a fianco è a sinistra con Pompeo) ha risposto denunciando "l'influenza distruttiva" degli Usa in Venezuela, affermando che "l'ingerenza di Washington negli affari del Venezuela" è "una flagrante violazione del diritto internazionale" e che "questa influenza distruttiva non ha nulla a che fare con la democrazia", ha detto in una dichiarazione riportata dal web della tv "Russia today". Il capo della diplomazia russa ha anche criticato le dichiarazioni di Donald Trump e Pompeo secondo cui le forze armate statunitensi potrebbero intervenire, se necessario, in Venezuela. "La continuazione di questi passi aggressivi è carica di conseguenze", ha detto durante la conversazione, aggiungendo che "solo il popolo venezuelano ha il diritto di decidere il proprio destino", come se avesse il potere democratico o militare per farlo. Da parte sua, Maduro, dato per pronto a lasciare il Paese verso Cuba secondo rivelazioni Usa ma convinto dai russi a rimanere a Caracas , s'è ripreso la scena apparendo alla tv di stato per per dichiarare dichiara ufficialmente il "fallito il golpe delle forze imperialiste". "L'opposizione voleva provocare l'intervento yankee nel nostro Paese, ma li abbiamo respinti ancora una volta", ha detto Maduro rispondendo così al video postato il giorno prima dal suo rivale Guaidó per lanciare "l'assalto finale contro l'usurpatore".
Nel corso delle manifestazioni di protesta contro il regime sono morti un giovane uomo di 24 anni e una donna di 27: Samuel Mendez è morto ad Aragua, mentre Jurubith Rausseo è morta ad Altamira, Caracas. Guaido, che ha dato la notizia su Twitter, ha parlato di un "regime che ha perso il controllo" e denuncia che 23 delle 97 manifestazioni che si sono svolte il primo maggio nel Paese sono state brutalmente represse, 32 persone detenute e 25 ferite (sotto a sinistra, quella con Guaidò sul furgone). L'"Observatorio venezolano de conflictividad social" ha riferito che ci sono stati 130 feriti in tutto il paese per pallottole o gas lacrimogeni.

Il segretario generale dell'Onu, il portoghese Antonio Guterres, ha fatto appello agli antagonisti venezuelani di evitare la violenza, mentre l'Unione europea ha chiesto "la massima moderazione per evitare la perdita di vite umane e un'escalation delle tensioni". I governi che sostengono ancora Maduro, tra cui Bolivia, Cuba e Turchia, hanno condannato Guaidó definendo la sua rivolta come tentativo di colpo di stato. Il governo messicano ha espresso "preoccupazione per un possibile aumento delle violenze", mentre il presidente della confinante Colombia Ivan Duque ha esortato le forze armate venezuelane a schierarsi "sul lato giusto della storia" contro Maduro. Una riunione di emergenza del "Gruppo di Lima" dei paesi dell'America latina è prevista per la giornata di domani.

E' dai tempi della crisi missilistica a Cuba del 1962 che nell'area americana non si corre un così grosso rischio di fare scatenare una terza guerra mondiale. 

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