Venezuela, Guaido si proclama presidente. Maduro incita a rivolta. Mondo spaccato

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"Invito il popolo coraggioso e combattivo ad essere vigile, dedito da una parte al lavoro e allo studio, e dall'altra alla mobilitazione per difendere la stabilità della Patria. Né colpo di Stato, né interventismo, il Venezuela vuole la pace!". E' quanto scrive su Twitter Nicolas Maduro, dopo che il presidente dell'Assemblea nazionale Juan Guaidò si è autoproclamato presidente ad hinterim del Venezuela. Guaidó ha giurato (nella foto d'aperturacome nuovo presidente durante la grande manifestazione organizzata contro il regime chavista nel giorno che ricorda la fine della dittatura di Marcos Perez Jimenez nel 1958 e a poche ore dall'arrivo del Papa nel continente, sempre più al centro dei giochi geopolitici. Guaidò ha ottenuto il riconoscimento degli Stati Uniti, Brasile e da altri nove paesi membri del "Gruppo di Lima": Canada, Cile, Colombia, Costa Rica, Guatemala, Honduras, Panama, Paraguay e Perù. Pure l'Organizzazione degli stati americani ha riconosciuto Guaidò. "Oggi riconosco ufficialmente il presidente dell'Assemblea nazionale venezuelana Guaido come presidente ad interim del Venezuela", ha twittato ieri Donald Trump. 

"Il Brasile riconosce Guaido come presidente incaricato del Venezuela. Il Brasile sosterrà politicamente ed economicamente il processo di transizione affinché la democrazia e la pace sociale si installino in Venezuela", ha dichiarato Jair Bolsonaro. "Voglio esprimere il mio sostegno alla decisione di Guaido, riconoscendolo come presidente incaricato di questo Paese", ha detto l'argentino Mauricio Macri (nella foto qui a destra con Bolsonaro)"Sosteniamo il suo impegno a condurre il Venezuela ad elezioni presidenziali libere ed eque", ha scritto il ministro degli Esteri canadese Chrystia Freeland. "Siamo convinti che Maduro faccia parte del problema e non della soluzione", ha detto il presidente cileno Sebastian PineraA sostegno di Maduro, in America latina, Cuba ("Il nostro sostegno e la nostra solidarietà al presidente Maduro dinanzi ai tentativi imperialisti per discreditarlo e destabilizzare la rivoluzione bolivariana", ha scritto il presidente Miguel Diaz-Canel), la Bolivia ("Designiamo gli Stati Uniti come colpevoli di aver promosso un colpo di Stato e una sfida fratricida tra venezuelani. In democrazia sono i popoli liberi a eleggere il loro presidente, non l'impero", ha scritto il presidente Evo Morales), e il Messico di Andres Manuel Lopez Obrador: "Il governo messicano analizza la situazione in Venezuela. Finora non c'è alcun cambiamento nelle sue relazioni diplomatiche con quel Paese o con il suo governo ", ha fatto sapere il neo presidente messicano (nella foto a sinistra, è con Maduro e le rispettive mogli: Cilia Flores a sinistra e Beatriz Gutierrez a destra). 

L'Unione europea ha fatto appello fa parte sua a "elezioni libere e credibili, conformemente all'ordine costituzionale". Per la commisaria Federica Mogherini "il popolo venezuelano ha il diritto di manifestare pacificamente, di scegliere liberamente i suoi dirigenti e di decidere il suo futuro. La sua voce non può essere ignorata", ha scritto l'alta rappresentante per la Politica estera e di sicurezza comune dell'Ue. Il presidente del Consiglio Ue Donald Tusk (nella foto qui sotto a destra con la Mogherini) ha espresso la speranza che "tutta l'Europa sia unita in sostegno delle forze democratiche del Venezuela. Contrariamente a Maduro, l'assemblea parlamentare, compreso Guaido, ha un mandato democratico dai cittadini venezuelani".

Dall'altra parte dell'oceano, solidali con Maduro sono la Turchia e Russia. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha telefonato a Maduro per esprimergli il proprio sostegno: "Fratello Maduro, tieni la testa alta, la Turchia è al tuo fianco", ha detto Erdogan durante la conversazione telefonica, secondo quanto riferito dal portavoce del presidente turco, Ibrahim KalinIl presidente turco s'è inoltre impegnato ad aiutare Maduro ad affrontare la grave crisi economica del suo Paese. La Russia ha invece fatto sapere che l'instabilità in Venezuela "colpirà la collaborazione militare" con la Russia. Lo ha detto il presidente della commissione Difesa della Duma di stato russa, Vladimir Shamanov, prendendo una posizione molto chiara sulle ripercussioni dei cambiamenti politici in atto nel Paese sudamericano, dopo che gli Usa e altri Paesi alleati hanno riconosciuto l'autoproclamazione di Guaidò. Shamanov ha aggiunto che la destabilizzazione in Venezuela - che ha descritto come "il nostro vecchio alleato" - interesserà tutti gli aspetti, soprattutto, economici. "Di conseguenza, ci saranno meno risorse finanziarie"Chiaro è che gli interessi della Russia in Venezuela potrebbero risentire del cambio di potere in questo Paese. Mosca ha infatti finora puntato tutto su Maduro. "Gli eventi attualmente in corso in Venezuela mostrano chiaramente l'atteggiamento progressista della comunità internazionale nei confronti del diritto internazionale, della sovranità e della non ingerenza negli affari interni di un paese in cui essa cerca di cambiare il potere", ha affermato dall'Algeria la portavoce del Ministero degli Esteri di Mosca Maria Zakharova (nella foto qui a sinistra col suo presidente Vladimir Putin) sulla sua pagina Facebook. La Cina, che vanta ingenti crediti col Venezuela, per ora rimane in silenzio e, quindi, va considerata ancora alleata del regime chavista.

La crisi economica del Venezuela, ancor prima di quella politica, è spaventosa, con una moneta, il bolivares ormai cartastraccia. E' la peggiore economia del mondo, secondo la classifica annualmente redatta dall'agenzia Bloomberg sull'indice della povertà, il Venezuela è primo in classifica da tre anni, peggio anche della Corea del Nord di Kim Jong UnCaracas vanta numerosi record negativi in campo economico. L'iperinflazione secondo alcuni studi ha toccato il 41000% e dall'estate scorsa il governo e la banca centrale non rilasciano più alcun dato economico. L'unica eccezione è Petro, la criptovaluta voluta da Maduro inaugurata a inizio del 2018 con un cambio fisso di 60 dollari e legata alle riserve reali di oro, ferro, alluminio e diamanti e petrolio. Nelle intenzioni di Maduro, la criptovaluta, destinata agli scambi interni, doveva servire per aggirare le sanzioni economiche degli Stati Uniti. La prevendita di Petro è iniziata quasi un anno fa ma finora i dettagli del funzionamento di questo strumento finanziario sono rimasti sconosciuti. Eppure due mesi fa Maduro aveva annunciato nuove regole per l'uso di questa criptovaluta. Il presidente ha detto non solo che il Petro rafforzerà il programma per rimettere in piedi l'economia nazionale, ma "sarà una rivoluzione nella cripto-economia globale come nuovo mezzo di scambio per materie prime e strumenti finanziari e valutari". Il governo di Caracas è in default per la maggior parte dei bond in circolazione, che secondo gli economisti ammontano a circa 60 miliardi di dollari. Le riserve in valuta estera sono diminuite di circa 2,5 miliardi di dollari negli ultimi tre mesi stando all`analisi di "Capital Economics". Il bond governativo decennale del Venezuela è stimato a un rendimento del 46,5%. Il valore non è determinato dal mercato ma calcolato da alcuni analisti. L'ultima rivelazione indica che il Cds a cinque anni vale oltre 72mila. In sostanza chi volesse assicurarsi contro il default di bond del governo (e sono una rarità) dovrebbe pagare un premio di 72500 dollari ogni 100mila investiti in titoli del Paese sudamericano.

La crisi venezuelana piomba nel mezzo del viaggio di Papa Francesco a Panama (nella foto a destra, ricevuto all'aeroporto dal presudente Juan Carlos Varela e consorte). Molti i ragazzi venezuelani presenti alla Giornata mondiale della gioventù. Il "sostituto" della Segreteria di Stato, Edgar Peña Parra, è venezuelano, e il cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin è stato nunzio a Caracas.

Il segretario generale delle Nazioni unite, Antonio Guterres, ha lanciato oggi un appello al "dialogo" in Venezuela per evitare "un disastro" nel Paese. "Quello che speriamo è che il dialogo possa essere possibile e che si eviti un'escalation che porterebbe a un tipo di conflitto che sarebbe un disastro per il popolo del Venezuela e per la regione", ha detto Guterres al World economic forum di Davos (Svizzera).

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