In Venezuela è finito pure il pane. Radio Vaticana intervista medico Leombruni

Com'era prevedibile, in Venezuela ora non si trova nemmeno più il pane. Nella crisi economica che sta devastando il Paese sudamericano, con una inflazione che supera l’800%, adesso manca anche l’alimento base dei più poveri, dopo che da mesi scarseggiano di tutto. Il presidente Nicolas Maduro accusa i panettieri di aver ordito un complotto: così, una decina di fornai sono stati già arrestati e le loro panetterie espropriate. In realtà, c’è un crollo delle importazioni di cereali. Alla crisi del pane ("Pan pal pueblo" - pane per il popolo - si legge sul muro nella foto d'apertura, dietro una delle tante file per comprare qualsiasi cosa) si aggiunge l'assenza di farmaci, reperibili solo al mercato nero e ad altissimo prezzo. L'emergenza sanitaria sta toccando livelli drammatici. La Radio Vaticana, col giornalista Stefano Leszczynski ha intervistato Edoardo Leombruni (nella foto a fianco è a sinistra con Amedeo Di Lodovico, presidente della Fondazione Abruzzo Solidale di Caracas), medico, componente l'Osservatorio Emigrazione del Cram Regione Abruzzo come presidente dell'Associazione Latinoamericana in Italia (Ali) che organizza la raccolta e l'invio di farmaci in Venezuela. Proprio in questo giorni il Cram Abruzzo ha stanziato 10mila euro per l'invio di farmaci.
"Anni di politiche che probabilmente definiremmo 'scellerate hanno costruito quella che oggi è un’emergenza, un caos sanitario, tant’è che il 90% dei bisogni dei farmaci in quel Paese del Sudamerica non è ormai più gestibile. Manca il 90% delle richieste farmacologiche in Venezuela", spiega Leombruni in radio
Mancano medicinali; la povertà è in aumento; l’inflazione è schizzata a oltre l’800%: era al 70% soltanto all’inizio del 2016. Cosa significa per un Paese così trovarsi all’improvviso senza medicinali?
"La gente è disperata! Riceviamo centinaia di email e di telefonate da parte di persone che ci pregano di poterle aiutare in qualunque maniera con i farmaci. Non hanno la possibilità di acquistarli e nemmeno di riceverli in forma gratuita, se non con quei pochi canali che in qualche modo noi come associazione latinoamericana in Italia e il nostro grande, come diciamo in spagnolo 'aliado' - il programma di aiuto umanitario per il Venezuela - ci permettono. La gente è disperata. Purtroppo abbiamo due tipi di problematiche: la prima riguarda le patologie acute, che sono quelle che voi potrete immaginare e per le quali tutti quanti soffriamo: malattie cardiovascolari, neurologiche e oncologiche. Però ci sono anche una serie di malattie – le cosiddette malattie infettive – che purtroppo creano delle epidemie importanti nel Paese. E in questo caso abbiamo difficoltà a poter aiutare. Poi ci sono le malattie croniche: immaginate questa stessa problematica nel paziente pediatrico o peggio ancora in un’altra fascia di popolazione che soffre molto: gli anziani".
Da medico cosa pensa che serva in questo Paese; e soprattutto come reagite voi a questa emergenza? Cosa riuscite a fare? Siete in contatto con degli ospedali, con delle strutture istituzionali?
"In qualche modo tendiamo a inviare farmaci alle strutture sanitarie o alle organizzazioni che assolutamente ci garantiscono che il farmaco sia donato in forma gratuita, e soprattutto che non possa in nessun modo partire in un’altra forma di corruzione nel Paese, che è la vendita nel mercato nero".

 

 

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