"Lei mi ha toccato!". Le nuove truffe auto ai sensi del Decreto Bersani

“Lei mi ha toccato!”. Una volta questa frase la proferivano solo le vittime dei palpeggi e delle mani morte sui bus e in discoteca. Da quando è in vigore la legge 40/2007 (Decreto Bersani) che disciplina il nuovo rapporto fra assicurazioni e automobilisti, è diventata la classica esclamazione dei nuovi truffatori.

Le assicurazioni italiane sono le più care d’Europa: le compagnie si giustificano anche nell’era del decreto dell'ex ministro Pierluigi Bersani che le truffe tricolore incidono molto nel costo d’esercizio. Se, però, una volta queste bisognava inventarle di sana pianta e colpivano solo le compagnie oggi vittime sono anche e soprattutto gli ignari automobilisti che, appunto, si sentono rivolgere la sorprendente accusa del palpeggio carrozzato. La riforma, infatti, ha introdotto la possibilità ai clienti di farsi anticipare dalla propria assicurazione l’importo del danno riconosciuto e concordato dai periti delle parti. Tutte le compagnie hanno attivato una specie di cassa di compensazione come facevano una volta le banche con gli assegni. Il decreto Bersani ha introdotto anche la responsabilità paritaria che, se esattamente al 50% non solo non fa scattare la classe malus a nessuno dei due ma prevede che entrambi i veicoli siano risarciti dalla propria assicurazione per il 50% del danno subito. Un ottimo pretesto per attivare la nuova truffa legalizzata dell’era Bersani. Quindi, quando un automobilista dovrebbe riparare a proprie spese un danno, se disonesto ecco che scatta la truffa ai sensi della legge 40/2007: basta accusare di un’inesistente toccatina l’ignaro moto-passante, con accusa di responsabilità maggioritaria della controparte. Oppure il contatto avviene veramente ma si ha torto e si pretende di aver ragione. Le parti contrastano sulla versione, vera o falsa, dei fatti e, quindi non sottoscrivono il Cid (modulo per la constatazione d’incidente amichevole). Chi sa di non aver toccato nessuno se ne torna a casa con la coscienza a posto, senza immaginare che da lì a pochi giorni si vedrà recapitare dalla propria compagnia una raccomandata nella quale si comunica che il proprietario dell’altra vettura ha fatto regolare denuncia di “presunto sinistro”. Inizia così un iter costoso (quello sì) per le compagnie che entrambe devono incaricare i rispettivi periti (e pagarli) per visionare entrambi i veicoli, fotografarli, pure se l’auto che subisce la truffa non ha nemmeno un graffio o, peggio, ce l’ha, ma per altri motivi, dello stesso colore dell’altra auto. Come è accaduto a un automobilista di Pescara che, per un incidente mai accaduto e con tanto di testimone oculare che ha confermato il tutto (o, meglio, il niente) si è visto trascinato dal truffatore dinanzi all’Arbitrato delle assicurazioni, altra invenzione del decreto Bersani quando proprio non si viene a capo della querelle. Questo arbitro, in presenza di un graffio blu sull’auto dell’innocente colpevole dello stesso colore della vettura blu truffante, e in presenza di false testimonianze che hanno azzerato la testimonianza reale, ha dato ragione al disonesto e torto al 100% a chi non aveva toccato nessuno. Il povero malcapitato ci racconta che è stato negli ultimi anni vittima di tre incidenti (i primi due veri, l’ultimo non accaduto) in cui aveva ragione al 100% e si è visto rifilare dalla propria compagnia due responsabilità paritarie al 50% (con relativi assegni arrivati a casa per danni inesistenti) nei primi due casi e torto totale per l’ultimo. Il malus che dopo quasi vent’anni era faticosamente sceso a 1 e incredibilmente lievitato a 3 e certificato in un attestato di rischio peraltro errato, con il conseguente aumento annuale del premio di quasi 400 euro. Quindi, alla fine, le truffe dell’era Bersani non le pagano più tanto le compagnie ma gli assicurati che possono ricorrere alla magistratura ordinaria ma si rischia grosso. Le spese, in caso di soccombenza, sono, infatti, di molto superiori ai danni patiti per l’aumento del premio.

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