Morte Morosini, fidanzata no parte civile al processo nonostante Cassazione

Anna Vavassori, la fidanzata di Piermario Morosini (i due nella foto), il calciatore del Livorno morto in campo a Pescara il 14 aprile 2012, a soli 25 anni per una arresto cardiaco, non è stata ammessa come parte civile al processo iniziato ieri, 1° dicembre, nella città abruzzese contro i tre accusati di non aver saputo evitare la morte del giovane calciatore. Gli imputati sono i medici sociali del Livorno, Manlio Porcellini, e del Pescara, Ernesto Sabatini, e quello del 118 in servizio quel giorno allo stadio, Vito Molfese. La Vavassori, 24enne, pallavolista bergamasca, si precipitò quel giorno a Pescara non appena avuta la notizia del malore del suo ragazzo, trasportato dalla stadio all'ospedale dove sarebbe giunto cadavere. Il giudice del tribunale monocratico, Valentina Battista, ha, infatti, accolto la richiesta del medico della stessa squadra di Morosini, Porcellini, difeso dagli avvocati Massimo Girardi e Gabriele Rondanina, a chiedere di estromettere la costituzione di parte civile della ragazza perché non era stato indicato il rapporto che la Vavassori aveva con il calciatore. La Battista ha accolto l'eccezione della difesa dichiarando inammissibile la costituzione di parte civile della fidanzata che, al momento, non potrà essere risarcita in caso di condanna. L’udienza è stata aggiornata al 12 gennaio 2015, giorno in cui verrà valutata, invece, la richiesta della sorella disabile del calciatore scomparso, Maria Carla Morosini, unica sopravvissuta a una famiglia sfortunata: i genitori sono morti nel 2001 e 2003 e nel 2004, suicida, anche il fratello, pure disabile. La notizia dell’esclusione della fidanzata fra le parti lese del processo ha colto un po’ di sorpresa i bene informati perché proprio pochi giorni fa abbiamo dato notizia di una sentenza della Corte di Cassazione (quarta sezione, n.  46351, depositata il 10 novembre 2014) che ha ammesso come parte civile una fidanzata di persona morta in incidente stradale. Secondo l’alta Corte, infatti, in tema di risarcibilità dei pregiudizi di natura non patrimoniale conseguenti alla lesione di un diritto inviolabile della persona, il riferimento ai "prossimi congiunti" deve essere esteso anche al saldo e duraturo legame affettivo tra questi ultimi e la vittima, a prescindere dall'esistenza di rapporti di parentela o affinità giuridicamente rilevanti come tali.

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