Mattanza delfini in Giappone: protesta formale anche dell'Italia

Il Ministero degli Esteri fa sapere che Domenico Giorgi, ambasciatore d'Italia a Tokyo, nello spirito di profonda amicizia che unisce l'Italia al Giappone, il 21 gennaio scorso ha rappresentato a Yoshimasa Hayashi, ministro giapponese per l'Agricoltura, Foreste e Pesca, la preoccupazione e la sensibilità dell'opinione pubblica italiana sul tema della caccia ai delfini nella località di Taiji, unitamente all'auspicio che, anche sulla scorta di tali diffuse reazioni, da parte giapponese si possa giungere ad un'urgente riconsiderazione di tale pratica.

Giorgi continuerà a seguire da vicino la questione, mantenendo anche il raccordo con la delegazione dell'Unione europea e con i capi delle altre rappresentanze diplomatiche europee a Tokyo. L'Ambasciatore italiano s'è unito alla formale disappunto diplomatico anche di altri paesi il giorno stesso in cui una trentina di delfini sono stati uccisi a Taiji, paese a circa 190 chilometri a sud di Osaka, in Giappone. E', infatti, una triste tradizione del paese quella che prevede che una volta l’anno molti delfini vengano intrappolati in una baia, per essere poi uccisi a gruppi oppure catturati e rivenduti a parchi marini. La pesca annuale di Taiji è stata raccontata nel documentario “The Cove”, diretto da Louie Psihoyos, censurato in Giappone, che nel 2010 vinse l’Oscar per il miglior documentario. I delfini selezionati per essere uccisi vengono immobilizzati e legati a una corda, per impedirgli di scappare. In seguito, secondo un’attivista dell’associazione animalista Sea Shepherd, "vengono infilzati con una barra di metallo affinché sia danneggiato il loro midollo spinale: perdono molto sangue, soffocano e quindi muoiono". Alcuni giorni fa, Caroline Kennedy, ambasciatore degli Stati Uniti a Tokyo e figlia dell'ex presidente Usa John, aveva affermato che la pratica della mattanza dei delfini praticata in Giappone, è "disumana". Proteste anche dall'omologo britannico. Le risposte delle autorità giapponesi sono state immediate. Yoshinobu Nisaka, governatore di Wakayama, così come Kazutaka Sangen, sindaco di Taiji, hanno difeso questa tradizione del popolo nipponico che si nutre anche di carne del mammifero acquatico più intelligente e più amato da quasi tutto il resto del mondo.

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